Lo scorso aprile ha avuto luogo il ciclo di tre seminari “Capire le Mafie oggi” organizzato dal presidio di Libera Genova “Francesca Morvillo” in collaborazione con il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova, all’interno del quale sono state trattate varie tematiche relative al fenomeno mafioso.
Date le misure sanitarie previste per la prevenzione della diffusione del virus Covid – 19, detti seminari sono stati tenuti in modalità telematica (c.d. webinar).
Il primo incontro ha avuto come focus il rapporto che intercorre tra l’immaginario della mafia e la storia repubblicana.
Tale aspetto ricopre un ruolo fondamentale nella trattazione del fenomeno mafioso, visto che, sebbene un numero assai elevato di eventi che lo hanno caratterizzato si siano verificati a partire dagli anni ’80, la maggior parte delle persone considera la narrazione della mafia un qualcosa di estraneo alla storia italiana.
Nel corso del webinar si è avuto modo di constatare che il termine “mafia” compare all’interno delle pubblicazioni scritte intorno agli anni ’60, ma la vera diffusione è avvenuta solo negli anni ’90, periodo in cui il fenomeno mafioso si è acuito e ha raggiunto livelli apicali di violenza.
Inoltre, si è osservato che la storia delle mafie è stata fin da subito tenuta separata da quella delle classi dirigenti, nonché da quella della costruzione della storia nazionale: le mafie, infatti, identificate quali un cancro, una malattia che invade e degenera un corpo sano, costituiscono un’immagine non compatibile con quella del nostro paese.
Anche dal punto di vista cinematografico, il fenomeno mafioso inizia a essere trattato a partire dagli anni ’70, periodo della storia italiana caratterizzato da un’esplosione di violenza (che arriva anche sugli schermi).
I film e le serie tv hanno permesso di focalizzare l’attenzione su vari aspetti della realtà mafiosa quali, ad esempio, il ruolo della donna all’interno dell’organizzazione criminale, ovvero la presenza nelle cosche di affiliati sempre più giovani.
Durante il secondo incontro, invece, si è analizzato in maniera approfondita il legame che intercorre tra l’economia e le mafie.
Il relatore ha subito messo in evidenza che sussiste una commistione tra la realtà economica e quella mafiosa. Ciò dipende dal fatto che tra la dimensione legale e quella illegale non c’è un rapporto dicotomico, bensì una relazione dai confini piuttosto porosi.
Detta porosità può essere rappresentata in tre differenti modi: il primo fa riferimento alla connivenza presente all’interno della stessa attività produttiva, il secondo alla compenetrazione e il terzo, infine, all’ibridazione (la quale si riscontra nell’ipotesi in cui non sia più possibile distinguere la sfera legale da quella illegale, con ricadute in termini di costi e di esternalità negative per la società).
Il relatore ha inoltre rilevato che sono presenti due forme molto comuni di comportamenti illegali, consistenti, il primo, in un agire avente una legittimazione sociale molto bassa, un controllo sociale debole e dei costi morali di scarsa entità; il secondo, invece, in una condotta caratterizzata da un’alta legittimazione sociale, la quale conduce a un risultato di illegalità sistemica e genera comportamenti contrari alla legge pervasivi e strutturati.
È proprio in questo contesto di illegalità sistemica che i soggetti mafiosi trovano un maggiore spazio di azione, dato che hanno la possibilità di offrire beni e servizi che, almeno nel breve periodo, sono molto utili per gli imprenditori (soggetti attivi del mercato economico).
Nello specifico, le organizzazioni criminali di stampo mafioso sono brave a stabilire rapporti di tipo cooperativo, all’interno dei quali ogni parte ha la possibilità di ottenere un guadagno.
Tali dinamiche, come è facile immaginare, comportano una grossa perdita per la collettività sul lungo periodo, dato che si fondano su un sistema economico in bilico tra la legalità e l’illegalità.
Il terzo webinar, invece, è stato incentrato sull’impatto e sull’influenza che le Mafie esercitano sulla sfera sociale e su quella politica.
Nello specifico, si è evidenziato come il fenomeno mafioso si presenti, a primo impatto, marginale rispetto al mondo della politica. Tale immagine, però, non coincide con la realtà dei fatti, visto che le organizzazioni criminali sono in grado di allargare rapidamente la propria sfera d’azione, interferendo senza difficoltà con la società e la politica.
Inoltre, è stato effettuato un focus sulle modalità attraverso le quali le Mafie si insediano all’interno di nuovi territori e iniziano a esercitare la propria influenza nei vari ambienti.
Questo ciclo di incontri ha rappresentato un’esperienza molto interessante, nonché positiva, per il presidio “Francesca Morvillo”, il quale spera di poterla ripetere al più presto!