Ben ritrovati cari lettori di Libera Genova con il nostro consueto appuntamento mensile sulla memoria; in questa newsletter di luglio vi raccontiamo alcune delle storie di vittime innocenti di mafia, trucidate appunto nel mese di luglio nel corso della storia del nostro paese. Vi ricordiamo che tutte le storie, da quelle più conosciute a quelle meno, possono essere consultate nel sito di Libera nazionale: Vivi.libera.it

2 luglio 1949// La storia di Carmelo Agnone 28 anni, Carmelo lentini 23 anni, Michele Marinaro 26 anni, Candeloro Catanese 29 anni, Quinto Reda 27 anni, Mariano lando 35 anni

Verso le 20,30 del 2 luglio 1949, a bordo di una camionetta Fiat 1100, il Commissario Mariano Lando, 35 anni, funzionario dell’Ispettorato, e le Guardie Carmelo Gucciardo, 24 anni autista, Carmelo Agnone, 28 anni, Carmelo Lentini, 23 anni, Michele Marinaro, 26 anni, Candeloro Catanese, 29 anni, Quinto Reda, 27 anni e Giovanni Biundo, 22 anni, partirono alla volta di Palermo, per recarsi all’Ispettorato, ove era stata convocata un’urgente riunione di servizio. Pochi chilometri dopo, allorché il veicolo giunse in località Portella della Paglia, un gruppo di una decina di fuorilegge aprì il fuoco con raffiche di mitra lanciando anche alcune bombe a mano. Le prime raffiche falciarono Agnone, Lentini e Reda, che morirono all’istante. Gli altri si precipitarono fuori dal mezzo e, facendosene scudo, risposero al fuoco con le armi automatiche. Quando arrivarono i rinforzi, trovarono sul terreno quattro feriti: Gucciardo e Biundo in modo serio, ma non mortale, mentre Marinaro e Catanese lo erano gravemente e versavano in evidente pericolo di vita. Immediatamente trasportati in ospedale, i quattro agenti furono sottoposti alle cure del caso che però, per due di essi, furono disperate e vane: il Marinaro cessò di vivere poco dopo, mentre il Catanese si spense il 4 luglio, dopo due giorni di agonia.

22 luglio 1970// La storia di Rita Cacicia 35 anni, Rosa Fazzari 68 anni, Andrea Gangemi 40 anni, Letizia Palumbo 48 anni ,  Adriana Vassalla 49 anni

Verso le ore 17 del 22 luglio 1970, nei pressi della stazione di Gioia Tauro (RC), si verificò il deragliamento di numerose vetture del treno Freccia del Sud diretto da Palermo a Torino. Il disastro provocò la morte di sei persone – che si stavano recando a Lourdes – e il ferimento di altre 70 circa. Nella prima fase delle indagini, si ritenne che il fatto fosse stato dovuto al cedimento strutturale di un carrello del treno; più tardi, alla negligenza del personale che era alla sua guida. Solo molti anni dopo sentenze definitive accerteranno che si era invece trattato di un attentato dinamitardo, compiuto collocando esplosivo sui binari ferroviari e accettando «il rischio del deragliamento e delle sue conseguenze mortali».

21 luglio 1979//La storia di Giorgio Boris Giuliano 48 anni

Poliziotto italiano, investigatore della Polizia di Stato e capo della Squadra Mobile di Palermo. Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazione, facendo parte di una cerchia nei fatti isolata di funzionari dello Stato che, a partire dalla fine degli anni settanta, iniziarono un’autentica lotta contro la mafia dopo che, nella deludente stagione degli anni sessanta, troppi processi erano falliti per mancanza di prove. Venne ucciso dal mafioso Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.

2 luglio 1982//La storia di Salvatore Nuvoletta 20 anni

Era un carabiniere e svolgeva servizio presso la caserma dei carabinieri di Casal di Principe. Il 2 luglio 1982, un commando di killer gli si avvicinò e, benché il carabiniere avesse un bambino sulle ginocchia, aprì il fuoco. Salvatore Nuvoletta riuscì a spingere il bambino da un lato, salvandogli la vita, ma fu colpito a morte.

31 luglio 1982//La storia di Filippo Scotti 7 anni

Muore a Roccarainola, un centro agricolo della provincia di Napoli, Filippo Scotti, 7 anni, colpito al cuore da un proiettile sparato contro il padre. Luigi Scotti, un pregiudicato di 52 anni, era uscito dal carcere di Poggioreale appena due settimane prima. La mattina del 31 luglio era uscito con la sua Vespa 50 e sul sedile posteriore era seduto Filippo. Tornando dal mercato, ha incontrato due killer che appena lo hanno visto gli hanno sparato contro una decina di colpi al petto, uccidendolo all’istante. Il bambino era seduto dietro al padre e probabilmente data la sua minuta corporatura, non è stato nemmeno visto dai Killer, un proiettile lo ha raggiunto al cuore.

29 luglio 1983//La storia di Rocco Chinnici 58 anni

Entrò in Magistratura nel 1952 con destinazione al Tribunale di Trapani. Fu pretore a Partanna per dodici anni, dal 1954. Nel maggio del 1966 venne trasferito a Palermo, presso l’Ufficio Istruzione del Tribunale, come giudice istruttore. Nel novembre 1979, già magistrato di Cassazione, venne promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo. Il primo grande processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo, fu il risultato del lavoro istruttorio svolto da Chinnici, tra l’altro considerato il padre del Pool antimafia, che compose chiamando accanto a sé magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello. Venne ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione, in via Pipitone Federico a Palermo, all’età di 58 anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall’esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone, Federico Stefano Li Sacchi.

8 luglio 1985//La storia di Gianluca Canonico 10 anni

Gianluca Canonico aveva solo 10 anni e la sera del 3 luglio 1985 stava giocando con altri bambini in strada nel rione Pescatori a Reggio Calabria, approfittando dei giorni di festa. Uno scontro tra due bande di ragazzi e uno dei proiettili colpisce Gianluca alla testa. Per lui non ci sarà niente da fare, morirà l’8 luglio con l’unica colpa di essersi fermato a giocare in strada.

26 luglio 1988//La storia di Roberta Lanzino 19 anni

Roberta Lanzino frequenta l’Università della Calabria che ha sede proprio nella sua città, Rende, in provincia di Cosenza. Il 26 luglio del 1988 Roberta Lanzino ha 19 anni e sta percorrendo una strada secondaria per raggiungere la casa al mare dei suoi genitori, quando una Fiat 131 la affianca. Viaggia sul suo Si Piaggio che verrà ritrovato intatto poche ore dopo. Roberta viene ritrovata all’alba del giorno dopo in mezzo ai campi. È stata seviziata, violentata e uccisa. Ci vuole la confessione di un pentito per dare un nome ai due assassini, nel 2007. Uno è già morto, un anno dopo l’omicidio di Roberta, ucciso dal suo stesso complice per paura che parlasse: si chiama Luigi Carbone. L’altro è Francesco Sansone, uomo legato alla ‘ndrangheta che lo ha aiutato a tenere nascosta questa storia per tutti questi anni.

26 luglio 1991//La storia di Andrea Savoca 4 anni

Andrea Savoca era un bambino di appena 4 anni. Fu ucciso il 26 luglio del 1991 a Palermo mentre si trovava con il padre Giuseppe Savoca, mafioso, dagli uomini del clan di Riina.

19 luglio 1992// La storia di Paolo Borsellino 52 anni

Nacque a Palermo il 19 gennaio 1940. Dopo essere divenuto magistrato, svolse diversi incarichi e arrivò al tribunale di Palermo nel 1975, collaborando all’Ufficio istruzione processi penali, sotto la guida di Rocco Chinnici. Partecipò al lavoro del pool antimafia, che comprendeva anche Falcone e Barrile. Cominciò anche a promuovere e a partecipare a iniziative volte a sensibilizzare i giovani contro la mafia. Il 4 agosto 1983 Chinnici venne assassinato e fu chiamato il giudice Antonino Caponnetto a coordinare il pool. I magistrati raggiunsero buoni risultati, con il primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Conclusa l’istruttoria processuale, Borsellino chiese il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, per ricoprire l’incarico di procuratore capo. Successivamente, chiese e ottenne di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di procuratore aggiunto. Alla fine del 1991 fu delegato al coordinamento dell’attività dei sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone venne assassinato a Capaci. Borsellino rifiutò l’offerta di prendere il suo posto nella candidatura alla super procura, per rimanere al suo posto, continuare la lotta alla mafia e indagare sull’assassinio dell’amico e collega. Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia di Carini con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre. Una Fiat 126 imbottita di tritolo, era parcheggiata sotto l’abitazione della madre, detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

26 luglio 1992//La storia di Rita Atria 17 anni

Rita Atria nacque in una famiglia mafiosa. A undici anni le fu ucciso dalla mafia il padre Vito, mafioso della famiglia di Partanna. Alla morte del padre, Rita si legò ancora di più al fratello Nicola e alla cognata Piera Aiello. Nel giugno 1991, Nicola Atria venne ucciso dalla mafia e sua moglie Piera Aiello decise di collaborare con la giustizia. Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decise di seguire le orme della cognata, cercando nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu Paolo Borsellino, al quale ella si legò come a un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre deposizioni, hanno permesso di arrestare diversi mafiosi e di avviare un’indagine sul politico Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna. Una settimana dopo la strage di via d’Amelio in cui morì il suo amico Paolo Borsellino, si suicidò a Roma dove viveva in segretezza, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di via Amelia.

27 luglio 1993//La storia di Moussafir Dirisse 44 anni, Carlo La Catena 25 anni, Stefano Picerno 36 anni, Sergio Pasotto 34 anni, Alessandro Ferrari

Alle ore 23.14 del 27 luglio 1993, un’autobomba esplode nei pressi del Padiglione di arte contemporanea sito in via Palestro a Milano. Nell’esplosione morirono cinque persone: Carlo La Catena, vigile del fuoco di 25 anni; Stefano Picerno, vigile del fuoco di 36 anni; Sergio Pasotto, vigile del fuoco di 34 anni; Alessandro Ferrari, vigile urbano; Moussafir Driss, immigrato marocchino che dormiva su una panchina. Il Padiglione di arte contemporanea subì molti danni. Questo attentato viene considerato un episodio delle cosiddette stragi del 1993, che già avevano colpito Roma e Firenze. Questo mese vi suggeriamo la visione del film documentario “La Siciliana ribelle”. Buona visione