Ben ritrovati lettori di Libera, è già passato un anno da quando lo scorso gennaio abbiamo inaugurato questa rubrica della newsletter di Libera dedicata alla memoria delle vittime innocenti di tutte le mafie, siamo in un nuovo anno che speriamo porti tanto vento di cambiamento, per questo anche la rubrica è stata aggiornata, quest’anno mese per mese abbiamo deciso di dedicare la rubrica a una tipologia di vittime da ricordare, non saranno, come invece l’anno scorso è stato, per forza vittime di quel mese specifico di cui racconteremo, ma un misto, per non dover porci limiti anche nell’ambito della memoria.

Questo mese per iniziare abbiamo pensato di raccontarvi le storie delle vittime di mafia morte per mano della Camorra.

5 gennaio 1976 //La storia di Gerardo d’Arminio, 38 anni

Maresciallo dei carabinieri del Nucleo Investigativo, specializzato nella lotta alla mafia, Gerardo D’Arminio stava indagando sui legami della malavita campana sicula e calabrese per la gestione dei traffici internazionali di droga. Sequestra ingenti quantitativi di droga. Scopre il canale attraverso il quale si importa eroina dal Perù passando per Francoforte e Milano. Arresta Antonio Ammaturo, a capo della holding criminale che traffica in droga. La sera del 5 gennaio 1976, non erano ancora le nove, con il figlioletto di 4 anni sta andando in un negozio di giocattoli che si trova nella piazza principale di Afragola, paese in provincia di Napoli. I negozi sono ancora aperti e affollati, come accade sempre il giorno prima della Befana. Verso le ventuno e quindici, mentre sta facendo vedere la bicicletta al figlioletto, da una hcinquecento gialla gli spararono con un fucile a canne mozze. Fu raggiunto da una scarica di otto pallettoni che gli si conficcarono tra il collo e la spalla. Il bambino era con lui, vide tutto. Fu trasportato al Loreto Mare, ma vi giunse cadavere. In quella cinquecento c’erano tre giovani, appartenenti ai Moccia, Luigi, Antonio e Vincenzo, il clan sul quale il maresciallo D’Arminio aveva condotto indagini.

7 gennaio 1982 // La storia di Annamaria Esposito, 33 anni

Annamaria Esposito era titolare di un bar in via Sant’Anna, a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Il 7 gennaio 1982 due killer a volto coperto fanno irruzione nel locale e uccidono Annamaria con decine di colpi di pistola. Muore poco dopo il suo ricovero in ospedale per la gravità delle ferite riportate a soli 33 anni. Due giorni prima, proprio in quella zona, era stato ucciso il camorrista Giuseppe Vollaro, esponente della Nuova Famiglia. Non si esclude che la donna avesse visto in volto gli autori del delitto e che per questo sia stata in seguito uccisa.

8 gennaio 1982 // La storia di Luigi D’Alessio, 44 anni

Luigi D’Alessio, maresciallo dei Carabinieri, 41 anni, fu assassinato a Torre Annunziata l’8 gennaio 1982. Si trovava in una Fiat 500 con il capitano Sensales e un altro sottufficiale, di ritorno da un servizio di perlustrazione, quando intercettarono un’auto con quattro persone a bordo, riconoscendo tra questi due pericolosi camorristi latitanti, legati al clan Cutolo. La cinquecento si ferma. Il maresciallo D’Alessio esce dall’auto, ma in pochi attimi dalla Simca fanno fuoco con una lupara che prende in pieno il maresciallo. Gli altri due carabinieri rispondono al fuoco. È un inferno. Si spara all’impazzata in pieno centro cittadino. Nella strada principale di Torre Annunziata sembra di stare al fronte. La gente scappa in tutte le direzioni. I negozi abbassano le saracinesche. I bar sbarrano le porte, mentre i banditi in fuga continuano a fare fuoco con pistole e colpi di lupara. Il Maresciallo muore quasi subito. Gli altri due carabinieri vengono feriti, ma leggermente. Quando tutto sembra finito e con i banditi ormai lontani, si odono le grida di una ragazza che stringe tra le braccia un’altra ragazza, tutta piena di sangue. È stata colpita da alcuni proiettili. È Rosa Visone. Aveva solo sedici anni. Rosa stava tornando a casa insieme a sua sorella, Lina. Avevano tentato di scappare anche loro. Si tenevano per mano. Volevano ripararsi dentro un palazzo. Un proiettile colpì Rosa prima che potessero mettersi al riparo. Per lei non c’è più niente da fare.

31 gennaio 1983 // La storia di Nicandro Izzo, 39 anni

Nicandro Izzo era appuntato degli Agenti di Custodia in servizio presso l’istituto penitenziario di Napoli Poggioreale. Il 31 gennaio 1983, dopo numerose minacce ricevute, era stato trasferito presso il carcere romano “Regina Coeli”. Quel 31 gennaio era il suo ultimo giorno a Poggioreale, ma venne ucciso con un colpo di pistola alla testa da parte di ignoti al termine del suo turno, a poche decine di metri dall’Istituto. Le indagini stabilirono la matrice di stampo camorristico dell’omicidio.

13 gennaio 1984 // La storia di Agostino Mastrodicasa

Ucciso la sera del 13 gennaio a Casoria (NA) mentre cerca di arrestare un latitante. Quella sera l’agente Agostino Mastrodicasa insieme ad altri colleghi della 4^ Sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli era impegnato in una serie di controlli nelle abitazioni di pregiudicati a Casoria, nell’hinterland di Napoli, quando un uomo per evitare di essere fermato dai poliziotti fuggì all’interno di un’abitazione di Quinto Vicolo Marco Rocco e ne uscì scavalcando una finestra. Inseguito dagli agenti l’uomo aprì il fuoco contro di loro, uccidendo l’agente Mastrodicasa. Gli altri agenti risposero al fuoco, ma l’assassino riuscì a fuggire attraverso i vicoli. L’omicida venne identificato come un camorrista di 22 anni, fuggito dal carcere dopo un permesso premio e con una pena di sei anni di carcere da scontare.

28 gennaio 1988 // La storia di Aniello Cordasco

Aniello Cordasco era un costruttore edile, fu assassinato a Sarno, in provincia di Salerno, il 28 gennaio del 1988. Nel 1992 il pentito di camorra Pasquale Galasso rivelò di essere stato il mandante dell’omicidio dell’imprenditore. Per anni, infatti, le indagini furono indirizzate sulla pista del movente passionale. In realtà, Aniello si era opposto alle richieste estorsive: questo il motivo della “punizione”.

11 gennaio 1994 // La storia di Rosario Mauriello, 21 anni

Ci sono voluti 24 anni perchè Rosario Mauriello, ucciso l’11 gennaio 1994 a Melito, nel Napoletano, vedesse la sua città riconoscergli lo status di vittima innocente in una guerra di camorra. Il 21enne fu ucciso da un gruppo di fuoco del clan Di Lauro per uno sbaglio dello ‘specchiettista’, cioè di colui che avrebbe dovuto indicare ai sicari il bersaglio.

A rivelare questo retroscena, lo scorso ottobre, fu Maurizio Prestieri, collaboratore di giustizia ed ex braccio destro del boss Paolo Di Lauro. Lo specchiettista, il figlio di un imprenditore che avrebbe dovuto dare il via all’azione del ‘commando’ per punire chi dava fastidio nei cantieri legati alla camorra, strinse la mano alla persona sbagliata inducendo in errore i killer. Gli assassini entrarono in azione e colpirono ripetutamente il 21enne Mauriello, mentre lo specchiettista gridava “No, no”.

Come impegno di memoria questo mese vi consigliamo il film “Fortàpasc” il quale racconta la storia di Giancarlo Siani, ragazzo e giornalista ucciso dalla mano della mafia camorrista nel settembre 1985.