Dal 24 maggio al 4 giugno scorsi, insieme a numerose associazioni del territorio e ai sindacati, il Presidio Green ha aderito e dato il proprio contributo all’organizzazione di “Matti per la libertà”, iniziativa promossa dall’Anpi di Chiavari in collaborazione con Coordinamento per Quarto – Quarto Pianeta. Al centro dell’iniziativa, la salute mentale. Un tema tanto importante quanto spesso lasciato in ombra e trattato con strumenti di conoscenza non adeguati. “Matti per la libertà” si è articolata in diverse attività: una mostra delle opere del Museo di Quarto, realizzate dagli ex pazienti e dagli artisti che lavoravano con loro negli anni Settanta – Ottanta, e delle fotografie del maestro Gianni Berengo Gardin; una serie di incontri di approfondimento sul progetto di rigenerazione e riconnessione con la città degli spazi dell’ex-ospedale psichiatrico di Genova Quarto, portato avanti proprio da Quarto Pianeta; infine una serie di focus sull’attuale situazione dei servizi sociosanitari nel Tigullio e delle esperienze del terzo settore in questo specifico ambito.

Ma qual è il legame tra l’Anpi, Libera e la salute mentale? Per capirlo facciamo insieme un necessario esercizio di memoria, pratica cui la nostra associazione si dedica da quando è sorta. Ebbene, Action T4 è il nome in codice che i nazisti diedero al programma di sterminio di malati psichici, disabili e malformati. Costoro furono i primi a morire nelle camere a gas, secondo quanto prevedeva la folle ideologia del regime totalitario, in nome della purezza e supremazia della razza ariana, depurata da ogni “imperfezione”. Così il materiale di scarto era destinato all’eutanasia. Si calcola che furono oltre 700 mila gli appartenenti a questa categoria di “nemici della razza” ad essere annientati.

Tuttavia, anche nelle società democratiche e in tempo di pace la cura della malattia mentale per molto tempo non è stata considerata un vero e proprio diritto, né le persone affette da tali disturbi portatrici di istanze degne di essere accolte dalle istituzioni. Ad essere definiti col termine -tanto generico quanto inefficace – di “matti”, erano uomini e donne dai problemi più diversi che, non riuscendo a integrarsi normalmente con gli altri, a causa di un intricato coacervo di fattori (tra cui spesso anche quello economico), venivano internati, in età adulta ma spesso anche dall’infanzia. Abbandonati dalle loro famiglie, la maggior parte di loro passava l’intera vita in queste strutture (i manicomi), dove subiva trattamenti sanitari oggi per fortuna banditi (come elettroshock, lobotomia) o superati dai progressi della scienza medica (bagni e docce calmanti), completamente isolati dal resto della società “normale” ed incapaci di esprimere se stessi, in condizioni che finivano per aggravare il loro stato. Una tragica realtà significativamente documentata dalle bellissime fotografie in bianco e nero di Gianni Berengo Gardin, cui l’Anpi di Chiavari ha conferito l’edizione 2021 del Premio “G.B. Bobbio”.

Un punto di svolta sul fronte del disagio mentale e del suo approccio terapeutico in Italia si ebbe con la riforma attuata oltre quarant’anni fa per impulso del rivoluzionario psichiatra triestino Franco Basaglia e tradotta in legge dello Stato (la 180 del 13 maggio 1978, conosciuta appunto con il nome di “legge Basaglia”) dallo psichiatra e politico genovese Bruno Orsini. Con questa riforma il nostro Paese ha superato gli ospedali psichiatrici, portandoli alla chiusura, e l’attenzione è stata spostata dalla malattia alla persona. In questa nuova ottica, medica ma anche politica, nel 1983 è nato a Genova l’IMFI- Istituto per le Materie e le forme Inconsapevoli, una onlus convenzionata con Asl 3 genovese, voluta dallo psichiatra di scuola basagliana Antonio Slavish e dall’artista Claudio Costa per sviluppare le attività di arte terapia nell’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Il suo compito istituzionale è la promozione, la divulgazione e la ricerca delle creatività espressive (disegno, pittura, ceramica, scultura, teatro, danza e musica), ai fini di una migliore integrazione sociale delle diversità esistenti.

Il Presidio Green ha visitato la Mostra a cura del Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli, esposta a Palazzo Rocca, nel centro storico di Chiavari: circa sessanta opere, di fronte alle quali è impossibile dire se l’autore sia il paziente psichiatrico o l’artista affermato, il malato o il sano. A conferma di quanto sia sottile e labile il confine tra patologia e normalità, al di là dei dogmi di qualsiasi natura e di qualsiasi epoca. Lavori, spesso sorprendenti (nel caso di Davide Mansueto Raggio, a lungo ospite a Quarto), nei quali i pazienti hanno espresso il loro sé, fatto di sogni, desideri, paure, ricordi, niente affatto dissimili da quelli dei medici che li avevano in cura. Lavori grazie ai quali alcuni di loro hanno potuto trovare un ruolo e talvolta persino un riconoscimento, esponendoli al pubblico nei locali del Museo. Diversi gruppi di studenti delle scuole superiori chiavaresi hanno visitato la mostra, accompagnati dai loro insegnanti.

Per tutti è stato un doveroso esercizio di memoria, dicevamo, ma anche l’occasione per accendere i riflettori sulle Nuove Resistenze che declinano nell’attualità, tramite l’impegno e la passione civile di molti, i valori che animarono la lotta partigiana più di 75 anni fa e su cui si fonda la nostra Costituzione: libertà, giustizia, solidarietà, inclusione. Contro i pregiudizi di ieri e di oggi.

Gli incontri sono stati ospitati nel Piccolo auditorium della Società Filarmonica di Chiavari, nella sala Ghio-Schiffini della Società Economica e al Cinema Mignon. Oltre al Presidio Green-Libera Genova, hanno aderito Cgil, Cisl, Uil, Spi Cgil, le associazioni “Verità e Giustizia: il Tigullio per i diritti” e “Il Bandolo”, il Forum del Terso settore e le Sardine del Tigullio-Golfo Paradiso.