Un aspetto fondamentale del progetto Liberi di crescere è quello di voler dare ai ragazzi lo spazio per potersi esprimere, l’occasione per poter conoscere meglio i propri compagni di classe attraverso attività e laboratori che contribuiscano all’emersione ed alla condivisione.

Non sempre questo può avvenire in modo semplice, in particolare in classi dove sono presenti forti contrasti e dove non si riesce a trovare una giusta chiave per esprimere il proprio vissuto personale e relazionarlo ai compagni ed al contesto.

Per questa ragione è stato progettato e realizzato un laboratorio differente, nell’ambito delle codocenze (momenti laboratoriali a cui partecipa l’intera classe, docente incluso), pensato per una classe specifica.

La necessità era quella di permettere a tutti gli alunni di avere uno spazio in cui sentirsi a proprio agio, dove potersi esprimere uscendo da quelle dinamiche e stigmatizzazioni presenti all’interno della classe, cercando di valorizzare non solo quello che è il personale bagaglio di vita di ognuno, ma anche le sfaccettature della persona che spesso non emergono nel quotidiano contesto scolastico.

Per questa ragione la base sui cui è stato costruito il laboratorio è stata il focalizzarsi sulla possibilità che i linguaggi artistici visivi possono offrire. Uscendo da quelli che sono le attività più comuni svolte durante le ore di Arte e Immagine, la scelta è ricaduta sulla fotografia: un linguaggio in grado di essere utilizzato da tutti i ragazzi, sia per le sue caratteristiche di immediatezza e leggibilità, sia per il largo utilizzo che quotidianamente se ne fa.

Sono stati progettati degli incontri settimanali, durante i quali gli studenti avrebbero lavorato in gruppi più piccoli specificatamente creati con l’aiuto dei docenti.

Durante ogni incontro tutti gli studenti hanno appreso una differente tecnica e punto di vista attraverso e legato alla fotografia, grazie all’utilizzo di una strumentazione professionale.

E’ stato interessante vedere come, decontestualizzato dalle normali dinamiche di classe, ogni studente abbia potuto esprimere qualcosa di sé che spesso gli altri non sapevano. Anche chi solitamente mostrava un generale disinteresse alle attività proposte da insegnati ed educatori, durante il laboratorio proponeva e realizzava i lavori più interessanti.

Il punto di forza è stato non solo l’utilizzo dell’arte e della fotografia, come spazio in cui esprimersi attraverso un processo di emersione ed un linguaggio totalmente accessibile, ma anche il valorizzare tutto ciò che fa parte della vita dei ragazzi. Dare loro la possibilità di trattare, all’interno del contesto scolastico, tutti gli aspetti che caratterizzano la loro vita anche al di fuori, attraverso la libertà che ogni approccio artistico ed ogni forma d’arte può dare.

Francesca Migone