La mancanza di un luogo d’incontro dove vedersi, confrontarsi e studiare assieme, la difficoltà di avere uno spazio (quasi) auto-gestito, la necessità di un aiuto per strutturare in maniera opportuna il carico di lavoro, l’assenza di una figura facente parte della comunità educante che possa coadiuvare la strutturazione di momenti che vanno oltre il semplice svolgimento dei compiti: a tutti questi punti abbiamo voluto rispondere con l’azione dello “studio assistito”, che fa parte dell’ampia rosa di offerte che – grazie al progetto Liberi di Crescere – abbiamo messo in atto all’interno dell’I.I.S. Gastaldi-Abba.
La partecipazione a questi pomeriggi, totalmente volontaria, fornisce la possibilità all’alunno di trovarsi in un contesto impostato al fine di promuovere l’auto-organizzazione e il lavoro di gruppo, rimanendo all’interno delle mura scolastiche, grazie all’utilizzo di alcune aule messe a disposizione dalla scuola.
Il lavoro viene impostato inizialmente dall’educatore presente, il quale lascia autonomia nello svolgimento, rimanendo poi a disposizione del gruppo sia per un aiuto pratico, sia come figura facilitante il rapporto tra i ragazzi; queste ore infatti, sono occasioni di socialità ben differenti rispetto a quelle del mattino, compresse e scandite dalla frontalità delle lezioni: viene data loro l’occasione di creare dei “ponti” altrimenti ben difficilmente realizzabili, grazie a questo nuovo fattore accomunante – la partecipazione ad uno spazio realmente loro. Questo dà la possibilità di rimettersi in gioco anche a chi è scoraggiato dai propri risultati scolastici, dalle difficoltà nelle relazioni con i pari o da situazioni difficili nella vita privata.
Terminati i compiti, imparata la lezione per il giorno dopo, ai ragazzi vengono proposti degli argomenti per stimolare un dibattito, in modo da poter condividere le proprie opinioni, per arricchirsi con quelle degli altri.
E’ durante uno di questi momento che abbiamo scoperto che alcuni dei ragazzi partecipanti allo studio assistito di Teglia avevano, l’anno precedente, già provato ad organizzarsi per creare uno spazio simile a quello, trovando però soltanto muri: “Eravamo in 5, due nostri compagni poi hanno cambiato scuola… ma nessuno ci lasciava uno spazio, e poi non è che conosciamo così tanti posti qui vicino; quindi una volta chiesto alla scuola e alla biblioteca abbiamo semplicemente smesso di cercare. In casa nostra non potevamo vederci, ognuno di noi o ha troppi fratelli, o ha ‘troppi genitori’, e comunque non sono spazi veramente nostri. Quindi ognuno restata a casa propria e basta, tanto se dici che studi in gruppo pensano che sia un sinonimo di ‘copiare’, ma non è così, io oggi non ho copiato, e ora sto parlando, non sto copiando, sto imparando” (M, N.).





Camilla Magrassi