L’estate era iniziata, per il presidio Morvillo, con due progetti precisi in testa: il primo, portato avanti faticosamente e poi, a malincuore, abbandonato a causa dei numerosi impedimenti burocratici e dei costi troppo elevati, prevedeva la realizzazione di un cineforum in Piazza Don Gallo sui temi legati all’antimafia sociale; il secondo puntava invece ad organizzare un torneo di calcio sociale ai Giardini Luzzati ed era rivolto, in prima istanza, ai ragazzi e alle ragazze del progetto Anemmù.

Come detto, purtroppo non è stato possibile realizzare il cineforum, ma sabato 25 settembre si è invece svolto un torneo di calcio sociale che ha visto la partecipazione, oltre che del gruppo genovese di Anemmù, di altri ragazzi aderenti al progetto ma provenienti dal Tigullio; di una ventina di ospiti della Comunità Minori stranieri non accompagnati Oblò e dal Centro di Accoglienza Straordinaria (C.a.s.), nonché di alcuni operatori provenienti della cooperativa sociale Il Ce.Sto che gestisce entrambi i progetti di accoglienza sopracitati.

Il torneo non aveva uno scopo particolare, se non quello di mettere in contatto gruppi di giovani che, per vissuto personale ed età anagrafica, condividono molto, senza saperlo. I componenti del gruppo di Anemmù e della Comunità Msna Oblò, infatti, hanno più o meno la stessa età (anche se nel caso dei minori stranieri non accompagnati l’età, nella maggior parte dei casi, non è mai precisa e costituisce un dato che deve essere “preso con le pinze”) e frequentano spesso le medesime aree della città; durante il torneo si è scoperto infatti che alcuni dei ragazzi di Anemmù conoscevano un paio di coetanei provenienti dalla Comunità. Alcuni di loro condividono inoltre l’esperienza di sentirsi ospiti in un paese diverso rispetto quello natio o a quello di origine dei propri genitori, oltre che le difficoltà che comporta il doversi esprimere in una lingua diversa da quella “madre” e il dover spesso spiegare le proprie origini e affezioni religiose.

Il torneo di sabato 25 settembre si è svolto secondo le regole del c.d. calcio sociale in base alle quali tutti possono giocare, nessuno resta in panchina (ogni 5 minuti i giocatori ruotano tra di loro, in modo che tutti possano giocare), le squadre sono miste e risultano costituite sia da esperti che da non esperti, in ogni squadra c’è un educatore che si occupa di dirimere i conflitti, non esistono arbitri ma sono i capitani a dover trovare un accordo e ciascun giocatore non può segnare più di tre gol a partita.

Il presidio Morvillo ha deciso di proporre un torneo con tali regole, preferendolo alla  classica partita, perché consapevole che il calcio  porta spesso con sé critiche, violenze, competizione eccessiva, accuse di illegalità, di mancanza di fair play e di scarsa capacità educativa; il calcio sociale rappresenta, al contrario, un’occasione di integrazione ed educazione.

Si tratta di una modalità di gioco nata nella periferia romana di Corviale, un quartiere in cui questo sport è diventato uno strumento volto a promuovere l’integrazione sociale, oltre che un progetto pedagogico e psicoterapeutico  fondamentale per la “rinascita” dello stesso quartiere.

Tale modalità di gioco si è rivelata funzionale anche per la partita di sabato 25 settembre, in particolare per l’assenza della figura dell’arbitro che, lungi dal creare confusione, è servita per arginare il senso di competizione che, inevitabilmente, un evento del genere porta con sé.

Il torneo si è concluso, dopo numerose partite, con la vittoria della squadra composta dagli operatori del Ce.Sto e da alcuni ospiti del C.a.s., mentre quella composta dai volontari e dalle volontarie del presidio Morvillo è stata eliminata alla fine del primo girone. Nonostante la sconfitta degli organizzatori e delle organizzatrici (si scherza) è stato un piacevolissimo pomeriggio e tutte le persone che hanno partecipato sono rimaste positivamente colpite dall’iniziativa. L’evento è infatti riuscito, tra le altre cose e senza troppe pretese, a creare connessioni sane e sinergiche tra due realtà sociali (Libera e Il Ce.Sto) che da anni si impegnano per e con i giovani per animare, da un punto di vista socio-culturale,  il cuore del centro storico genovese.