Nel 2019 in Liguria nel gioco d’azzardo sono stati investiti 1,848 miliardi di euro, con una spesa di 452 milioni di euro e una media di circa 1380 euro pro-capite per il solo settore del gioco d’azzardo legale su rete fisica. Il difficile momento che stiamo attraversando e le restrizioni alle libertà che ne conseguono finiscono per impattare sulle abitudini e i consumi della popolazione, compresi quelli legati al gioco d’azzardo online.

La dipendenza da gioco, o gioco d’azzardo patologico (GAP), è il desiderio compulsivo di giocare ripetutamente d’azzardo, anche a dispetto del grosso rischio che si corre ogniqualvolta si scommettono somme di denaro e nonostante la volontà iniziale di non arrendersi all’azzardo. Nella maggior parte dei casi, la dipendenza da gioco è un disturbo che s’instaura col tempo, dopo tante giocate. Le ricerche scientifiche evidenziano che si scommettono ingenti somme di denaro non tanto perché sperano di vincere tanti soldi, quanto per l’eccitazione e il brivido che le grandi puntate provocano. Del resto, se fosse per i soldi, i più fortunati dipendenti dal gioco che vincono grandi somme di denaro dovrebbero smettere di giocare.

Chi è dipendente patologico passa il tempo a pensare al gioco, a come rifarsi, a come trovare i soldi per scommettere. Tralasciando il fatto che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, se non s’interviene adeguatamente, un disturbo come la dipendenza da gioco comporta, innanzitutto, gravi problemi economici, legali, nelle relazioni interpersonali (con la famiglia, i parenti e gli amici). Per non parlare del rischio di insorgenza di altre dipendenze, depressione, fino ad arrivare a forme di abusi e violenza fisica e psicologica, e, nei casi più estremi, a omicidi e suicidi.

La cronaca recente purtroppo documenta sempre più frequenti tragedie familiari, anche vicine a noi, legate all’azzardo e al suo sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali del gioco illegale. I giocatori patologici coinvolgono, infatti, nel loro problema anche tutta la propria famiglia, gli amici ed i colleghi. Coloro che vengono travolti da un giocatore attivo vengono definiti “passivi” ed in media un giocatore compulsivo coinvolge tra i 5 ed i 7 soggetti “passivi”. A subire dunque gli effetti del GAP non sono solamente i giocatori in prima persona, a risentirne sono nella maggior parte dei casi tutti i loro cari. Un triste esercito di genitori, figli e fratelli che spesso subiscono conseguenze pesanti pur non avendo alcuna colpa.

In diversi casi la malattia porta a violenze domestiche e ad una spirale di bugie per mascherare la propria dipendenza ed infatti il numero di divorzi legati alla dipendenza da gioco d’azzardo è in aumento. Da uno studio dell’Università di Melbourne, condiviso a livello internazionale, emerge come una buona metà dei familiari di giocatori ‘problematici’ hanno riferito episodi di violenza nella propria famiglia negli ultimi 12 mesi. La frustrazione causata da un familiare con GAP induce una persona su cinque a commettere violenza contro il giocatore o contro i figli. Molte di queste persone, come atto di disperazione, ricorrono alla violenza per cercare di cambiare la situazione. Ad esempio una madre malata può subire violenza dal partner in preda all’esasperazione e poi trasferisce quella violenza sui figli. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale che, come ha scritto don Ciotti, “toglie libertà, dignità e anche la vita”.

E allora deve essere la società tutta a farsi carico del problema, senza scuse, ipocrisie o tentennamenti. Di fronte a documentati effetti negativi sulla salute delle persone e sull’integrità sociale, è necessario introdurre forme di regolamentazione più stringenti, anche alla luce della forte diffusione che questi giochi hanno registrato su Internet, dove è estremamente difficile esercitare controlli e introdurre forme di prevenzione.

Queste considerazioni, unite al corretto dimensionamento del fenomeno, richiedono l’attivazione di strategie e linee d’azione coordinate, scientificamente orientate, a partire dalla prevenzione. Tali strategie e linee d’azione devono essere indirizzate, da un lato, alla filiera del gioco legale distribuita sul territorio; dall’altro, alle istituzioni socio-sanitarie cui competono le attività di cura e di recupero. Per poter affrontare il problema è necessario un approccio eterogeneo e multisettoriale che metta in evidenza gli aspetti sia psico-comportamentali, sia sociali e finanziari che sono alla base di questo fenomeno.

Libera Liguria e Libera Genova da anni partecipano con il coordinamento “Mettiamoci in gioco” alle riunioni delle consulte genovesi e regionali sull’azzardo e nel tempo è riuscita a contribuire alla promulgazione di leggi e regolamenti utili a garantire le distanze tra punti slot , sale da gioco e punti sensibili (scuole, università, ospedali…). “Mettiamoci in gioco” ritiene che la priorità da perseguire nel “riordino” del settore azzardo sia una significativa riduzione dell’offerta del gioco, che sia indispensabile rivedere il sistema delle concessioni, ed è contraria all’ipotesi di prorogare le attuali concessioni per un triennio. Così come all’ipotesi avanzata dall’Agenzia dogane e monopoli di far partecipare Regioni e Comuni alla distribuzione delle entrate fiscali dell’azzardo.

Come presidio Nicholas Green, porteremo il nostro contributo alla discussione sul tema facendoci promotori di un incontro che faccia il punto sulle problematiche presenti nel Tigullio e nel suo entroterra e su come affrontarle. Con l’aiuto di professionisti, psicologi e psichiatri dell’Asl 4 chiavarese, di operatori del terzo settore,di gruppi di auto aiuto. Organizzato in collaborazione con le associazioni del comprensorio, l’incontro si terrà ai primi di maggio, da remoto e sarà trasmesso in diretta sui canali social di Presidio e di Libera Liguria.

Nel prossimo numero illustreremo nel dettaglio modalità e struttura dell’evento.

Questa iniziativa è tesa all’utilizzo di tutti i mezzi possibili per sensibilizzare , informarci ed informare i cittadini sul fenomeno dell’usura e sul contrasto al gioco d’azzardo, cercando di portarne a conoscenza le persone in difficoltà e le loro famiglie.

Il nostro messaggio è chiaro: “Chi gioca perde sempre. Vince sempre chi non gioca”.