Mai più fascismi

“Per noi convergere qui, nella piazza antifascista, era più che doveroso. Era inevitabile. Perché quello che sta accadendo in Italia e che si è palesato con l’assalto alla sede della Cgil è diretta conseguenza di quello che denunciamo da troppo tempo: le organizzazioni mafiose da una parte e quelle fasciste dall’altra trovano terreno fertile nella democrazia pallida, nelle insufficienti risposte delle politiche sociali, nella crescita e nella diffusione della povertà, in una scuola che vede l’Italia all’ultimo posto in Europa per dispersione. Le mafie e le destre neofasciste storicamente approfittano della fragilità e del disorientamento delle persone, della rabbia che ne consegue”.
Con queste dichiarazioni rilasciate a Micromega don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha voluto esplicitare il senso della nostra presenza nella – meravigliosa, lasciatecelo dire – manifestazione indetta da CGIL, CISL e UIL a valle dell’inaccettabile aggressione alla sede della CGIL di sabato 9 ottobre. Il 16 ottobre avremmo dovuto, insieme alla Rete dei Numeri Pari, vivere una giornata di mobilitazione in occasione della Giornata Mondiale per l’eliminazione della povertà. Non potevamo però restare indifferenti a quanto accaduto in Corso d’Italia il 9 ottobre, ed ecco che quindi è stata naturale, quasi ovvia, la scelta di convergere in Piazza San Giovanni, con le nostre bandiere e i nostri contenuti.
Una partecipazione che si pone in continuità con quanto fatto al principio del 2018, quando insieme ad altre decine di realtà associative, sindacali, partitiche e di movimento, ANPI in testa, promuovemmo l’appello “Mai più fascismi”, per “richiamare alle proprie responsabilità tutti i livelli delle istituzioni” e “attuare pienamente la dimenticata dodicesima Disposizione della Costituzione” che recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Allora, è bene ricordarlo, non successe nulla. Ci auguriamo quindi che, oggi, il Parlamento faccia il suo dovere, senza attendere che a muoversi sia qualche Tribunale. Sciogliere le organizzazioni neofasciste, tuttavia, non è sufficiente. Occorre investire sulle politiche sociali, affrontare di petto il gigantesco problema di equità che coinvolge il nostro Paese, muovere verso quella riconversione ecologica non più rimandabile, occuparsi con serietà della povertà educativa e di quella materiale, della sanità, della casa, del lavoro. È necessario – di più, è urgente – perché solo così la battaglia contro tutti i fascismi avrà gambe solide.