Negli ultimi cinque anni in Liguria sono molti gli avvenimenti legati al contrasto alle organizzazioni mafiose.

Molte delle inchieste della magistratura sono giunte a sentenza definitiva, riconoscendo per la prima volta in un processo l’operatività della ‘ndrangheta in Liguria. Questo è il caso dell’imperiese, dove nell’ambito del processo “La Svolta” sono stati condannati gli appartenenti ai locali di ‘ndrangheta di Ventimiglia e Bordighera, afferenti rispettivamente alle famiglie Marcianò e Pellegrino-Barilaro. Anche nel processo scaturito dall’inchiesta “Maglio 3” sono state comminate condanne – in secondo grado – per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso ad appartenenti ai gruppi di ‘ndrangheta di Genova e Ventimiglia. Guardando alla provincia di Genova l’operazione “I conti di Lavagna” – il cui procedimento è ancora in corso – ha svelato i rapporti opachi tra mafiosi appartenenti alla famiglia Nucera-Rodà ed esponenti dell’amministrazione comunale per la gestione, tra le altre cose, del ciclo dei rifiuti. Anche nel savonese i procedimenti giudiziari sono ancora in corso e coinvolgono membri di primo piano della ‘ndrina Raso-Gullace-Albanese, operativi, tra le altre cose, nei settori dell’edilizia e del movimento terra, nell’usura e nel riciclaggio di denaro sporco, con interessi anche nei subappalti del Terzo Valico. Nell’ambito dell’operazione “Alchemia” sono già state comminate condanne in primo grado. Nello spezzino, invece, diverse misure di prevenzione hanno dimostrato l’attività della ‘ndrangheta nel reinvestimento dei proventi di natura illecita nell’economia legale, in particolare nel settore dei trasporti.

Presenze criminali dimostrate anche dal numero dei beni confiscati in regione, che in cinque anni è passato da 142 a 372, con un incremento del 160%. Di questi, 255 sono in gestione all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, mentre 117 immobili sono già stati destinati: 11 i beni destinati per finalità istituzionali, 68 per finalità sociali, 22 per il soddisfacimento di terzi creditori nell’ambito del procedimento di confisca. Tra le vicende più rilevanti vi è quella legata ai beni confiscati alla famiglia Canfarotta, che ha trasformato il centro storico di Genova in un caso unico per la presenza straordinariamente densa e capillare di immobili confiscati, ponendo sfide difficilissime per il loro reimpiego in un contesto urbano già segnato da storiche fragilità. La situazione attuale si presenta come un interessante laboratorio, anche considerato l’impegno profuso da anni dall’associazionismo organizzato per gettare luce sull’urgenza di una prospettiva di riutilizzo per finalità pubbliche, la cui prosecuzione, però, scontra con l’assenza di investimenti strutturali, in parte mitigata da due distinti stanziamenti (da 500.000€ l’uno), a valere sulle risorse allocate al Fondo strategico regionale per investimenti infrastrutturali, disposti in forza di altrettanti ordini del giorno approvati con voto unanime il 21 dicembre 2018 e il 19 dicembre 2019.

L’operatività criminale in Liguria si registra anche in termini di traffici illeciti che vedono nel porto di Genova, e più in generale negli scali liguri, una delle porte di accesso per stupefacenti e merci illegali in Italia e in Europa. Alcune inchieste hanno confermato anche il coinvolgimento della ‘ndrangheta in alcuni traffici, nonché di lavoratori portuali infedeli, che garantivano supporto logistico. Secondo la Relazione della Direzione Centrale dei servizi antidroga, nel 2018 il Porto di Genova è stato palcoscenico del più grande sequestro di eroina avvenuto in Italia e del secondo sequestro di cocaina.

 

Conclusioni e proposte: per una Liguria libera da mafie e corruzione

Lo scenario descritto, seppur sommariamente, richiama la comunità ligure ad avere sempre maggior attenzione rispetto al radicamento delle organizzazioni mafiose sul territorio, e a dimostrare con atti concreti la volontà di immaginare un futuro diverso per la nostra regione. Questo è ancor più vero se si tiene conto del particolare momento storico che stiamo vivendo. Voci autorevoli, come la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, la Banca d’Italia e il ministero dell’Interno, hanno già segnalato i pericoli concreti a cui andiamo incontro, nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie. Mafie, corruzione, criminalità economica e ambientale sanno sfruttare l’allentarsi delle regole, in nome di una legittima urgenza ma approfittano anche dell’acutizzarsi delle povertà, per conquistare consenso sociale e riciclare i capitali accumulati illegalmente, anche attraverso l’usura. Anche per questo Libera, insieme a tante associazioni, organizzazioni sindacali, rappresentanti di enti locali e del mondo delle imprese ha promosso nei mesi scorsi #GiustaItalia, un patto per la ripartenza fondato sull’etica della responsabilità. Richiamandosi allo spirito e ai contenuti di quel documento, il coordinamento di Libera in Liguria sottopone all’attenzione di chi si candida al governo della Regione Liguria tre questioni fondamentali per il futuro del nostro territorio.

1) Beni confiscati

I beni confiscati possono e devono rappresentare una straordinaria occasione per il territorio. Anche in Liguria le esperienze di riutilizzo sociale sono ormai una positiva realtà, ma si può fare di più. Ancora troppi i beni confiscati inutilizzati, ancora troppe le criticità che ostacolano il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei beni già acquisiti dagli enti locali. Nell’ultimo quinquennio qualcosa è stato fatto, con positivo spirito di collaborazione tra gruppi di maggioranza e di opposizione, ma ancora non basta. Chiediamo quindi la predisposizione di congrui fondi regionali per il recupero, ristrutturazione e rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie, dando così piena attuazione alla legge regionale n.7/2012. Chiediamo, inoltre, che possano essere intraprese progettazioni europee per la programmazione 2021\2027, in ottemperanza all’obiettivo di policy num. 5 “Per un’Europa più vicina ai cittadini”, prendendo in considerazione alcune delle indicazioni presenti nella “Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione”.

2) Appalti

Garantire trasparenza e legalità negli appalti pubblici è condizione imprescindibile affinché la ripartenza sia giusta e equa. Per questo chiediamo che a regolare l’assegnazione degli appalti pubblici sia la qualità anziché il principio del massimo ribasso, che sia rafforzato il ruolo di Regione Liguria come centrale unica di committenza, che sia garantito il rispetto dei contratti collettivi di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, e che siano favoriti confronti preventivi tra committente e organizzazioni sindacali sulla costruzione dell’impianto dell’appalto.

3) Ciclo dei rifiuti

Il ciclo della gestione dei rifiuti rappresenta un settore di grande interesse per le organizzazioni criminali, anche in Liguria. Continua infatti ad essere elevato per i Comuni il rischio di permeabilità ad attività illecite, come già ricordava la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti che visitò la nostra regione nel 2016. Per questo è necessario razionalizzare il numero di aziende che operano sul nostro territorio vagliandone con attenzione la storia e la certificazione antimafia, chiudere il ciclo dei rifiuti con impianti moderni evitando il “turismo dei rifiuti” portati fuori regione, aumentare la raccolta differenziata e vigilare con attenzione sugli smaltimenti dei rifiuti speciali e sulle bonifiche. Su questi aspetti il ruolo pianificatore della Regione può essere fondamentale.

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