Eccoci nuovamente con voi cari lettori della newsletter di Libera Genova, per fare memoriadelle Vittime innocenti di mafia, trucidate ad agosto.
Questo è un mese che per noi tutti fa pensare alle ferie, allo svago, al tempo libero, lontano dallo stress della vita quotidiana e da ciò che ciascuno di noi svolge con impegno e passione nei diversi giorni dell’anno.
E ci chiediamo: ma la criminalità organizzata va in vacanza? Sospende la sua attività illegale? Rimanda ad altro periodo dell’anno le condanne a morte delle vittime designate?
Purtroppo no e la cronaca, la storia del nostro paese ci dimostra l’amara verità; vittime innocenti, uomini, donne, bambini, ragazzi ai quali non è stato permesso di continuare a vivere, di coltivare i propri sogni, di studiare, di svolgere la propria professione, di fuggire dalla fame e dalla povertà, di sfidare l’indifferenza e di superare le diseguaglianze.
Ma agosto come gli altri mesi estivi è anche dedicato alla raccolta degli ortaggi, della frutta che arriva sulle nostre tavole e qui non possiamo non ricordare quanto di tutto questo sia il risultato del lavoro, della fatica e spesso anche della sopravvivenza di molti esseri umani, la maggior parte extra-comunitari, fuggiti dalla miseria e dalle guerre dei loro paesi, per trovarsi oggi in un altro paese che si definisce civile e democratico, sfruttati dalla malavita organizzata, da caporali senza scrupoli, che si arricchiscono alle loro spalle.
Vittime cancellate con un colpo di pistola dalla faccia della terra, giovani donne maltrattate, spesso violentate, noi vogliamo che restino nella memoria collettiva.
Tra le tante, alcune delle loro storie le vogliamo raccontare qui a voi lettori, perché ne possiate far tesoro.
6 agosto 1944 // La storia di Andrea Raia, 38 anni
Andrea Raia, segretario della Camera del Lavoro di Casteldaccia, membro del Comitato di controllo dei “Granai del popolo” con l’incarico di distribuire ai poveri tutte le provviste alimentari che arrivavano: farina, pasta, zucchero. Proteggeva coloro i quali vivevano in difficoltà economiche e tale operato infastidiva la classe politica e mafiosa locale. Andrea viene ucciso una sera d’agosto davanti alla sua abitazione mentre, con la sedia in mano, stava entrando in casa dopo essersi riposato al fresco per andare a dormire. Venne colpito nel momento in cui si girò verso l’uscio per rincasare. Era il 6 agosto 1944.
7 agosto 1952 // La storia di Filippo Intili 51 anni
Filippo Intili lavorava a Caccamo (PA), era un contadino che militava nel partito comunista. Fu ucciso il 7 agosto 1952 a 51 anni. Oltre a svolgere il suo lavoro nei campi prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria.
13 agosto 1955 // La storia di Giuseppe Spagnuolo 54 anni
Giuseppe Spagnuolo lavorava a Cattolica Eraclea, in provincia di Agrigento, ed era un coraggioso amministratore di 54 anni. Era sindaco comunista di Cattolica Eraclea, attivista della Camera del lavoro, presidente della cooperativa agricola La Proletaria e della locale associazione di contadini. Spagnuolo si impegnava nella lotta a favore dell’occupazione delle terre. Nonostante le minacce e le intimidazioni non si è mai tirato indietro, ha sempre portato avanti il suo dovere di amministratore onesto e coraggioso, erede dei valori di giustizia e legalità. Venne ucciso il 13 agosto del 1955.
25 agosto 1989 // La storia di Jerry Essan Masslo 30 anni
Jerry Essan Masslo, fuggito dall’apartheid, arriva in Italia come nella terra promessa. Discriminazione, terrore, sangue avevano scandito la sua vita fino ad allora. Il padre e la figlia erano stati uccisi in Sudafrica nel corso di una manifestazione per i diritti dei neri. Per il viaggio in Italia deve vendere un bracciale e un orologio, gli unici ricordi rimasti del padre. Quando, il 21 marzo del 1988 atterra a Fiumicino, presenta la domanda di asilo politico, vedendosela subito rifiutata. Masslo sceglie comunque di rimanere in Italia, pur senza lo status di rifugiato. Vuole lavorare a tutti i costi, fa il muratore, scarica le merci al mercato della frutta e invia ciò che guadagna alla famiglia che continua a vivere nel borgo, tristemente noto, di Soweto, alla periferia di Johannesburg. Nell’estate del 1989 decide di spostarsi a Villa Literno, nel casertano, dove era possibile trovare un lavoro stagionale per la raccolta dei pomodori. Parte senza indugio. Le condizioni dei braccianti stagionali sono pietose. E le popolazioni locali non sopportano la presenza di quelli stranieri e a Villa Literno la tensione sale. La notte del 25 agosto, sei criminali a volto coperto fanno irruzione nella struttura fatiscente di via delle Gallinelle, dove Masslo, assieme ad altri 30 compagni, passa la notte. I balordi chiedono a “tutti i negri” di consegnare i pochi soldi loro concessi dai caporali. Si rifiutano. Nelle colluttazioni che seguono, uno dei rapinatori esplode tre colpi di pistola che colpiscono mortalmente Masslo. La Cgil chiede per Jerry Masslo funerali di Stato, che si svolgono il 28 agosto, alla presenza del Vicepresidente del Consiglio.
29 agosto 1991 // La storia di Libero Grassi 67 anni
Imprenditore palermitano, uno dei pochi che ebbero il coraggio di opporsi alla mafia. Ricevuta la richiesta di pizzo, denunciò i suoi estorsori, sia alle forze dell’ordine sia pubblicamente con una lettera al Giornale di Sicilia del 10 gennaio 1991. La decisione di combattere la mafia incontrò il consenso della sua famiglia, ma gli procurò anche l’isolamento dei suoi colleghi, incapaci di ribellarsi al giogo del pizzo. L’11 aprile 1991 fu invitato alla trasmissione televisiva “Samarcanda” per parlare della sua lotta solitaria, rendendo il caso noto a livello nazionale e divenendo simbolo di lotta alla mafia. Venne ucciso il 29 agosto 1991.
22 agosto 1993 // La storia di Diego Passafiume 41 anni
Diego Passafiume era un piccolo imprenditore di movimento terra nella zona di Cianciana. Rinomato per la sua bravura, era diventato un concorrente scomodo per i grandi appalti che in quegli anni interessavano tutta la bassa Quisquina, zona delle colline dove nascevano lavori di grande entità. Dal 1993 al 1997 tutta la zona della bassa Quisquina, era assediata da ricatti e richieste di pizzo. In quel periodo vennero uccisi diversi imprenditori di tutta la provincia di Agrigento, perché ritenuti scomodi e nello stesso tempo si rifiutavano di pagare tangenti. Nel luglio 2018, grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori, è stato arrestato il killer dell’imprenditore legato alla famiglia mafiosa di Siculiana e condannato per altri omicidi. Passafiume fu ucciso il 22 agosto del 1993, secondo i collaboratori, perché ritenuto un imprenditore scomodo.
4 agosto 2018 // La storia di Amadou Balde 20 anni, Aladjie Ceesay 23 anni, Moussa Kande 27 anni, Ali Dembele 30 anni
Quattro braccianti a bordo di un pulmino sono morti nell’impatto con un tir carico di pomodori, sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri. A loro si aggiungono quattro feriti, sempre migranti, ricoverati in gravi condizioni in ospedale. I quattro braccianti Amadou Balde (Guinea Bissau) aveva 20 anni; Aladjie Ceesay (Gambia) 23; Moussa Kande (Guinea Bissau) 27; Ali Dembele (Mali), il più vecchio, 30 al bordo del furgone tornavano dalle campagne dove avevano raccolto i pomodori sin dalle prime luci dell’alba. Dopo una giornata nei campi a spaccarsi la schiena, hanno così trovato crudelmente la morte. Ai soccorritori giunti sul posto si è presentata una scena davvero impressionante, con il carico di pomodori completamente riversato sull’asfalto, il furgone ridotto a un ammasso di lamiere e i cadaveri dilaniati al suo interno.
6 agosto 2018 // La storia di Joseph Awuku 24 anni, Lhassan Goultaine 39 anni, Anane Kwase 34 anni, Mousse Toure 21 anni, Lahcen Haddouch 41 anni, Ebere Ujunwa 21 anni, Bafoudi Camarra 22 anni, Alagie Ceesay 24 anni, Alasanna Darboe 28 anni, Eric Kwarteng 32 anni, Romanus Mbeke 28 anni, Djoumana Djire 36 anni.
2018. Un’estate di sangue. Incidenti e stragi di braccianti. Lunedì 6 agosto: 12 braccianti immigrati sono morti, dopo una dura giornata di lavoro nelle campagne pugliesi. Erano in 14, probabilmente viaggiavano in piedi, stipati in un furgoncino con targa bulgara che poteva trasportare al massimo otto persone e che si è capovolto sull’asfalto dopo lo schianto: una scena apocalittica, con i corpi straziati tra le lamiere. I loro nomi Lhassan Goultaine (Marocco, 39 anni), Anane Kwase (Ghana, 34 anni), Mousse Toure (Mali, 21 anni), Lahcen Haddouch (Marocco, 41 anni), Awuku Joseph (Ghana, 24 anni), Ebere Ujunwa (Nigeria, 21 anni), Bafoudi Camarra (Guinea, 22 anni), Alagie Ceesay (Gambia, 24 anni), Alasanna Darboe (Gambia, 28 anni), Eric Kwarteng (Ghana, 32 anni), Romanus Mbeke (Nigeria, 28 anni) e Djoumana Djire (Mali, 36 anni). «Le condizioni di trasporto, i soldi trovati addosso al conducente, e una serie di elementi tra cui le dichiarazioni dei due braccianti sopravvissuti che hanno detto quante ore lavoravano e quanto erano pagati – spiega il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro – rimandano a condizioni di caporalato e sfruttamento, e vogliamo verificare se ci sia stato questo fenomeno».
Questo mese vi invitiamo alla lettura del libro “Ghetto Italia: i braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento” di Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano. Inoltre vi consigliamo la visione del film “Spaccapietre” con regia di Massimiliano De Serio e Gianluca De Serio.