I porti confermano la loro centralità nello scenario criminale italiano. Gli scali marittimi sono sempre di più snodi strategici in cui si intrecciano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche locali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiose. Nel corso del 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un incremento del 14% rispetto al 2024. I porti coinvolti sono stati 38 contro i 30 del 2024 con un incremento del 27%. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 sono stati registrati 496 eventi criminali nei porti italiani, uno ogni tre giorni. Tra il 1994 e il 2024, sono stati censiti 113 clan attivi in attività illegali e legali, che operano su 71 porti italiani, con una diffusione che coinvolge tutto il Paese, dal Nord al Sud. Libera ha presentato stamattina a Firenze la III Edizione del Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre.” (curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero) dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia. I numeri che emergono da questo lavoro sono chiari non possono essere ignorati e confermano la gravita del fenomeno dove l’aumento delle attività investigative dimostra, da un lato, la continuità negli anni dell’azione criminale e, dall’altro, il lavoro rilevante svolto da forze dell’ordine, enti di controllo e magistratura.

“Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti- commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera– sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri. È per questo che, nel solco dell’impegno di Libera, questo lavoro non vuole criminalizzare, ma illuminare. Non vuole alimentare paure, ma costruire consapevolezza. Perché sappiamo che dove c’è opacità, dove mancano trasparenza e controllo, le mafie trovano spazio. Questo lavoro ci dice che la risposta non può essere solo repressiva. Serve una strategia più ampia: più trasparenza nei processi decisionali, più strumenti di prevenzione della corruzione, più cooperazione internazionale, più formazione e tutela per chi lavora nei porti. E serve soprattutto una cultura della legalità che coinvolga istituzioni, operatori economici e cittadini. Fare luce, oggi, significa assumersi una responsabilità collettiva. È questo il senso del Diario di bordo: trasformare dati e analisi in consapevolezza, e la consapevolezza in impegno. Perché i porti non siano più spazi opachi, ma luoghi vissuti secondo legalità, diritti e giustizia”

Gli affari vanno in porto. Il Porto di Genova si consolida tra gli scali più esposti ai tentacoli criminali con 12 casi (+20% rispetto lo scorso anno.  A livello  regionale la Liguria  con 15 casi di criminalità è la seconda regione dopo le Marche. Complessivamente nel quadriennio  2022-2025 la Liguria con 80 casi di criminalità pari al 16% del totale, si conferma maglia nera a livello nazionale con io Porto  di Genova con  49  episodi, primo porto a livello nazionale per casi di illegalità.  A livello regionale seguono La Spezia con 18 casi e Vado Ligure con 8.Se diamo uno sguardo ai mercati illegali. A livello nazionale nel 2025 sono stati registrati 35 episodi riconducibili al traffico di prodotti contraffatti, confermando la centralità dei porti italiani come snodi logistici per l’ingresso, il transito e, in misura più limitata, l’uscita di merci illecite destinate ai mercati nazionali ed europei. Dal punto di vista geografico, emerge un ruolo particolarmente rilevante dei porti della Liguria, in particolare Genova (5 casi ) e La Spezia (1 un episodio). Per quanto riguarda traffico stupefacenti un caso di particolare rilievo ha interessato il porto di Genova, dove sono stati sequestrati 140 kg di eroina provenienti dall’Iran. La sostanza era occultata all’interno di circa 60.000 mattoni di cemento, nei quali l’eroina era stata inglobata direttamente durante la fase di produzione, rendendo l’individuazione estremamente complessa e possibile solo attraverso un’attenta analisi di dettagli minimi sui laterizi. Infine, sempre nello scalo genovese, e stato intercettato un traffico di precursori chimici funzionali alla produzione di stupefacenti: oltre 10 tonnellate di prodotto industriale contenenti circa 700 kg di permanganato di potassio, sostanza comunemente utilizzata nella raffinazione di cocaina ed eroina. Il carico, proveniente dal porto di Durban (Sud-Africa), conferma come i porti italiani siano coinvolti non solo nel traffico di sostanze finite, ma anche nelle fasi a monte delle filiere produttive delle droghe. La Liguria compare con due casi per traffico di cocaina, entrambi riconducibili a importazioni dall’Ecuador. Nel porto di Genova e stato intercettato un carico di quasi 250 kg di cocaina, nascosto in borsoni contenenti panetti di tonno in scatola, per un valore stimato compreso tra 40 e 50 milioni di euro. Un secondo episodio ha interessato il porto di Vado Ligure, dove sono stati sequestrati 24 kg di cocaina occultati in un container di banane provenienti dal porto di Puerto Bolivar, confezionati in 20 panetti, molti dei quali recanti un simbolo distintivo

Le mafie in porto. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2024, in Liguria  sono 17 i clan censiti con 10 porti oggetto di proiezioni di criminalità organizzata, dove gli interessi della ‘ndrangheta sembrano coinvolgere tutti i principali porti commerciali: Genova, La Spezia, Vado Ligure, Ventimiglia e Savona. Come si nota oltre ai grandi porti commerciali, anche porti minori o a prevalente vocazione turistica sono stati oggetto di interesse da parte dei gruppi criminali. Ciò segnala come non siano soltanto i traffici in senso stretto a risultare attrattivi, ma piu in generale l’insieme delle economie — legali e illegali — che possono svilupparsi attorno alle infrastrutture portuali, rendendole spazi strategici per l’azione e l’adattamento delle organizzazioni criminali.

Corruzione sottotraccia. Sono 45 gli episodi di presunta corruzione avvenuti nelle Autorità di Sistema portuale italiane tra il 2018 e il 2024. Questa fotografia, che sicuramente non restituisce l’insieme dei fenomeni corruttivi avvenuti nei porti italiani, si basa sull’analisi delle Relazioni del Responsabile della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione pubblicate sui siti di tutte le Autorità di Sistema Portuale. Il monitoraggio ha dunque riguardato 16 enti pubblici per un arco temporale di 8 anni. Come già evidenziato, i dati disponibili intercettano soltanto una quota del fenomeno corruttivo che interessa l’ambito portuale. Essi, infatti, fanno esclusivo riferimento ai casi che coinvolgono dipendenti, dirigenti o vertici politici delle Autorità di Sistema portuale, senza includere gli episodi che possono aver interessato altri soggetti pubblici o privati operanti all’interno degli scali.