Buongiorno a tutti i lettori di Libera, siamo agli sgoccioli di questo frastornato 2021; anno importante per molti, anno di crescita e di tosto lavoro, tutti bene o male ci siamo tirati su le maniche in questo ultimo anno per recuperare quello che il 2020 ci aveva tolto. In questo mese di gioia e feste, vogliamo ricordare insieme a voi chi purtroppo non c’è più. Questa volta come tema per ricordare le vittime di questo mese abbiamo deciso di parlare di coloro che sono stati uccisi perché si sono ribellati e non hanno piegato la testa di fronte al mostro che è la mafia; parliamo di tutti quei lavoratori, commercianti e braccianti che non si sono fatti sottomettere da stereotipi e omertà, coloro che morendo ci hanno lasciato una eredità grandissima, quella di non piegare il capo di fronte al fenomeno mafioso, ma di lottare a testa alta per il bene comune.
13 dicembre 1919 // La storia di Alfonso Cànzio , 47 anni
Sindacalista di Barrafranca (EN). Nel secondo decennio del ‘900, fondò la locale Lega di Miglioramento dei Contadini e venne eletto consigliere comunale. Nel 1911 iniziava la sua battaglia contro l’Amministrazione comunale guidata da Luigi Bonfirraro che aveva imposto, tra l’altro, l’obbligo di servirsi delle carrozze comunali per il trasporto dei defunti aumentando i costi di servizio. Nel primo dopoguerra guidò le lotte contadine riuscendo a imporre contratti favorevoli ai lavoratori della terra. Ma la reazione degli agrari e della mafia locale non si fece attendere. In un agguato davanti alla sua abitazione fu ferito gravemente. Morì una settimana dopo, il 13 dicembre 1919.
23 dicembre 1946 // La storia di Nicolò Azoti, 37 anni
Nicolò Azoti a otto anni si trasferisce con la famiglia a Baucina, vicino Palermo, dove mette radici. Nei difficili anni del dopoguerra, la sua attenzione viene attratta dalle misere condizioni dei contadini. All’interno della Cgil si batte per la riforma agraria. Diviene, quindi, segretario della Camera del lavoro, e fonda l’ufficio di collocamento. Il tentativo di far applicare la nuova legge sulla divisione dei prodotti agricoli (60% al contadino, 40% al padrone) provoca lo scontro con gli agrari e i gabelloti mafiosi. Dopo aver subito pesanti minacce, la sera del 21 dicembre 1946, viene colpito da cinque colpi di pistola sparategli alle spalle.
24 dicembre 1976 // La storia di Agostino Aiello
La sera del 24 dicembre 1976, Agostino Aiello venne barbaramente assassinato a Bagheria (PA). Fu ucciso mentre stava rientrando nella propria casa. Aveva in mano una semplice busta di plastica con l’occorrente per la barba, lamette e crema: probabilmente gli assassini pensavano che portasse in quel sacchetto l’incasso della giornata. Era il segretario della Camera del Lavoro di Bagheria. Aiello era riuscito a costruire un movimento sindacale democratico forte ed era molto amato e stimato dalla gente: le lotte da lui guidate riuscirono a far migliorare il tenore di vita dei lavoratori. Fu il fondatore della sezione del Partito Comunista di Bagheria e dirigente della Lega delle Cooperative; per le sue qualità fu chiamato a dirigere la Camera del Lavoro di Corleone, dopo l’assassinio di Rizzotto.
11 dicembre 1980 // La storia di Marcello Torre, 48 anni
Membro attivo della FUCI e dell’Azione Cattolica, ne diviene ben presto dirigente. Aderisce alle posizioni della Democrazia Cristiana e diventa delegato provinciale dei gruppi giovanili DC per la provincia di Salerno e poi consigliere nazionale. Il 7 agosto del 1980 è eletto sindaco di Pagani come indipendente della giunta DC. Il 23 novembre dello stesso anno il paese è colpito dal terremoto dell’Irpinia e Marcello Torre si oppone apertamente alle infiltrazioni camorristiche nelle procedure di assegnazione degli appalti. Muore l’11 dicembre 1980: a colpirlo sono due killer che lo attendono fuori casa.
10 dicembre 1982 // La storia di Francesco Panzera
Francesco Panzera era un professore di Matematica. Diventa vicepreside del Liceo Scientifico nella locride. Molti alunni lo considerano un punto di riferimento, una persona a cui confidare un segreto, chiedere un consiglio. Viene a sapere che i suoi ragazzi, alcuni suoi ragazzi, hanno cominciato a drogarsi. Panzera fa la sua battaglia, pensa che la scuola non possa sottrarsi alle sue responsabilità. Ha una visione moderna dell’istituzione scolastica, crede che debba interrogarsi sulla società nella sua complessità, farsi carico della vita degli alunni. Non si limita a parlare con i ragazzi. Non perde occasione per dire in pubblico quello che pensa, per scagliarsi contro i padroni della droga, chiamare in causa grandi e piccoli spacciatori. E’ una persona stimata in paese, molto influente, con buoni rapporti nel mondo della politica, del sindacato, delle istituzioni. Così, quando Francesco interviene, le sue parole hanno un peso. Viene ucciso a Locri il 10 dicembre 1982 e ancora oggi non si conosce la verità sul suo assassinio.
4 dicembre 1984 // La Storia di Crescenzo Casillo
Crescenzo Casillo era sindaco di Casoria (NA). Con il terremoto del 1980, i miliardi della ricostruzione, la ripresa dei cantieri, la comparsa di un nuovo ciclo politico-economico, aumentarono le pressioni criminali nella zona campana. Crescenzo Casillo si oppose alle pressioni e ai tentativi di corruzione. Venne ucciso il 4 dicembre del 1984.
14 dicembre 1988 // La storia di Luigi Ranieri, 60 anni
14 Dicembre 1988, Palermo: viene assassinato Luigi Ranieri, imprenditore edile di 60 anni titolare dell’impresa Sageco. Per il delitto è stato condannato all’ergastolo Totò Riina. Ranieri fu ucciso in un agguato davanti alla sua villa perché, hanno ricostruito i magistrati, “non voleva assoggettarsi al sistema degli appalti” controllato da Cosa Nostra. La resistenza di Ranieri alle pressioni mafiose è stata confermata da vari pentiti tra cui Salvatore Cancemi, Giovanni Battista Ferrante, Leonardo Messina e Balduccio Di Maggio. Cancemi ha riferito che Riina, contrariato per le scelte dell’imprenditore, sbottò: “Dobbiamo rompergli le corna”.
21 dicembre 1989 // La storia di Vincenzo Medici, 64 anni
Vincenzo Medici coltivava fiori e piante e aveva costruito un’azienda che dava lavoro e speranza a tante persone, in una terra, la Calabria, in cui fare impresa senza scendere a compromessi è una scelta coraggiosa, a rischio della propria vita. La notte del 21 dicembre 1989, mentre si trovava tra le sue serre come ogni giorno a controllare che tutto fosse in ordine, fu aggredito e sequestrato. E’ con il sequestro di Vincenzo, che lo Stato adotterà la linea dura contro i sequestratori. Il fratello di Vincenzo, Giulio, fu bloccato all’uscita di una banca di Roma e gli furono sequestrati i soldi per i rapitori, da quel momento più nessun contatto. Aveva più di 60 anni e di lui non si seppe più nulla. E lì a Bianco, in provincia di Reggio Calabria, le centinaia di serre della sua azienda, fiore all’occhiello della Calabria, sono rimaste abbandonate.
2 dicembre 1991 // La storia di Michele Cianci, 43 anni
Era un commerciante, aveva un negozio di armeria. Il pomeriggio del 2 dicembre alcuni uomini entrarono nel suo negozio con l’obiettivo di rubare alcune armi. Michele si oppose e partirono dei colpi di armi da fuoco che uccisero il commerciante di 43 anni. Michele non ce la fece, morì prima di raggiungere l’ospedale.
17 dicembre 1992 // La storia di Giuseppe Borsellino, 56 anni
Imprenditore. Nacque da una famiglia di origine riberesi, poi trasferitasi stabilmente a Lucca Sicula. Cominciò a lavorare presto. Si sposò a 18 anni con Calogera Pagano, sua coetanea, con cui ebbe tre figli: Antonella, Paolo e Pasquale. Dopo vari lavori, si dedicò alla sua definitiva attività di imprenditore – operaio di una piccola impresa di calcestruzzo che diresse assieme al figlio Paolo. Rifiutò qualsiasi tipo di compromesso o sottomissione al potere e agli interessi mafiosi e perciò venne ucciso il 17 dicembre 1992, dopo aver rivelato alla magistratura i nomi dei mandanti e degli esecutori dell’omicidio del figlio Paolo (ucciso il 21 aprile 1992). Le sue dichiarazioni permisero agli inquirenti di ricostruire gli intrecci tra mafia, affari e politica dell’hinterland lucchese di quel periodo.
10 dicembre 1993 // La storia di Vincenzo Vitale, 54 anni
Commerciante, uomo retto e onesto dedito esclusivamente al lavoro e alla famiglia, nato a Pimonte, in provincia di Napoli, morì a Napoli il 10 dicembre 1993 a seguito di ferite da arma da fuoco. Venne ucciso perché partecipò a un’asta pubblica indetta dal Comune di Pimonte per l’acquisto di un terreno gestito da un noto clan camorristico.
13 dicembre 1995 // La storia di Natale De Grazia, 39 anni
Conseguì il titolo professionale di Capitano di lungo corso nel 1981, dopo aver effettuato quattro anni di navigazione in acque nazionali e internazionali in qualità di 2° e 1° ufficiale di coperta su navi mercantili e petroliere. Prestò successivamente servizio presso la Capitaneria di Porto di Vibo Valentia Marina e dopo due anni venne trasferito al Compartimento Marittimo di Reggio Calabria, dove rimase per sei anni. Nel 1991 venne disposto il suo trasferimento a Carloforte (Cagliari) per assumere il comando del Circomare per circa due anni. Poi un nuovo trasferimento al Compartimento di Reggio Calabria, dove assunse diversi incarichi. A partire dal 1994, collaborò attivamente col pool investigativo della procura di Reggio Calabria relativamente al traffico di rifiuti tossici e/o radioattivi su espressa richiesta del procuratore capo dott. Francesco Scuderi, il quale ritenne preziosa ed essenziale la collaborazione del De Grazia con il sostituto procuratore Francesco Neri, titolare delle indagini. Il comandante De Grazia morì improvvisamente il 13 dicembre 1995 a Nocera Inferiore (SA), mentre si trasferiva da Reggio Calabria a La Spezia nell’ambito delle indagini che stava seguendo. La morte sopraggiunse dopo il consumo di un pasto in una stazione di servizio sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Il certificato di morte riporta quali cause del decesso le troppo generiche motivazioni: arresto cardio-circolatorio. Il suo corpo fu sottoposto ad autopsia solo dopo una settimana dal decesso e presso l’ospedale di Reggio Calabria, anziché Nocera Inferiore dove era deceduto. Il risultato del lavoro investigativo condotto dal capitano De Grazia è contenuto nei fascicoli dell’inchiesta giudiziaria sull’affondamento della nave Rigel e altri “navi a perdere” presso la procura di Reggio Calabria, archiviata nell’anno 2000. In molti hanno messo in relazione il suo misterioso decesso con i risultati del suo lavoro investigativo, sospettando anche che il capitano De Grazia possa essere rimasto vittima di un avvelenamento.
12 dicembre 1996 // La storia di Michele Cavaliere
Michele Cavaliere, piccolo imprenditore nel ramo caseario, fu ucciso la mattina del 19 novembre del 1996 a Gragnano (NA). “Colpevole” di non essersi piegato al volere della camorra, pagando il pizzo. Cavaliere fu colpito da un killer in motocicletta alle 4.10 del mattino, mentre usciva dalla sua abitazione per recarsi di buon’ora presso il suo caseificio, come faceva tutti i giorni. Soccorso e trasportato in ospedale, morì il 12 dicembre successivo, senza mai essere uscito dal coma.
6 dicembre 2001 // La storia di Carmelo Benvegna, 56 anni
Ucciso a Calatabiano (Ct) il 6 dicembre del 2001, all’ingresso del suo agrumeto. Un unico colpo con un fucile calibro 12. Era un commerciante in pensione che qualche anno prima aveva denunciato e fatto arrestare alcuni estorsori. Due anni prima avevano già tentato di ucciderlo.
Per salutare questo 2021, vi invitiamo a visionare il film dedicato a Libero Grassi, intitolato “A testa alta”, film che riesce a trasmettere perfettamente il messaggio di andare controcorrente in un paese colluso.